Intervista al prof Cuniberti sull’attuale scenario obbligazionario italiano.

  1. È una crisi temporanea, sto fermo e aspetto che passi la bufera oppure meglio prendere provvedimenti per mettere al riparo il mio portafoglio?

Dipende dal tipo di allocazione e dai pesi presenti nel proprio portafoglio. In un contesto di rallentamento dei principali dati macro europei e con l’avvicinarsi della fine del Qe è fondamentale avere la corretta esposizione in termini % collegata alla pianificazione finanziaria personale. Potrebbero manifestarsi occasioni di acquisto importanti che vanno sfruttate. Un giusto approccio permette di essere lucidi e non farsi prendere dal panico.

  1. Può elencare i 4 porti sicuri dell’investimento in questo frangente di mercato?

In finanza i porti ritenuti più sicuri dal mercato sono anche quelli scarsamente remunerati o addirittura remunerati negativamente. Più che di porti sicuri preferiamo quindi parlare di investimenti dove si può riscontrare una buona remunerazione rispetto al rischio che si assume e quindi suggeriamo ai nostri clienti:

Certificati a capitale garantito: uno strumento che ci permette di avere il capitale garantito a scadenza con potenziali cedole legate all’andamento del titolo/mercato/indice sottostante. Tra l’altro questi strumenti sono anche molto utili per compensare eventuali minusvalenze presenti nel cosiddetto “zainetto fiscale”.

Fondi obbligazionari specializzati su arbitraggi: anche in questo caso fanno largo uso di strategie cosidette “alternative” che consentono di realizzare piccoli profitti, ma su un numero elevato di operazioni generando ritorni superiori alla media proprio in periodi di più alta volatilità quando in giornate di “panic selling” si tende vendere tutto senza badare al prezzo.

Modelli quantitativi alternativi: consentono una diversificazione operativa attraverso l’uso di approcci semplici ma algoritmici che tolgono la componente psicologica dalla scelte d’investimento.

Obbligazioni a tasso variabile, per poter cavalcare un possibile cambio di politica monetaria della Bce e avere una minor oscillazione dei prezzi.

Sottolineando che ci riferiamo sempre non ad un porto sicuro, ma ad un investimento dove pensiamo che il rischio sia ben remunerato, in ambito azionario riteniamo che il settore della robotica, delle batterie e dell’intelligenza artificiale sia solo all’inizio di un megatrend di lungo periodo. In questo caso meglio approcciarsi con piccolissime percentuali del portafoglio, eventualmente da incrementare nelle fasi di debolezza.

  1. Dove è meglio investire la parte azionaria del portafoglio?

La componente azionaria va allocata in quelli che sono le tematiche più interessanti con l’arrivo della rivoluzione tecnologica: in particolare aziende legate al settore delle batterie ed al loro sistema produttivo, aziende IT che investono nel nuovo processo della Blockchain e nel potenziamento dei cloud. Particolare attenzione alle Mid/Small europee ed anche italiane, con le turbolenze in atto e l’indebolimento dell’euro potrebbe esserci occasioni da acquisto incredibili.

  1. E la parte obbligazionaria?

Riteniamo sia da preferire il tasso variabile, nel caso in cui si vogliano dormire sonni tranquilli, in quanto in USA siamo già da tempo in una fase di rialzo dei tassi di interessi, mentre in Europa ci si avvicina il momento in cui la politica monetaria della BCE potrebbe cambiare direzione. Questa situazione sarà comunque influenzata dalle recenti problematiche sullo spread dei titoli di stato italiani.

  1. Se ho BTp cosa faccio?

Al momento non ci sono motivi di scenario economico per dover liquidare la posizione. I dati macro ed il contesto sono decisamente migliori rispetto al 2012. Un Btp a tre anni con un rendimento del 2.2%-2,4% è un’occasione interessante a condizione che il peso nel portafoglio non sia superiore al 10%.

La curva dei rendimenti ha anche fornito i primi segnali di rientro: ecco le aree di rendimento da monitorare

  1. Se ho azioni delle banche italiane?

La componete azionaria bancaria è quella più ostica da gestire, potrebbe esserci ancora molta volatilità. Se l’andamento eccede la massima perdita tollerabile allora è meglio liquidare. E’ comunque sempre di particolare importanza valutare l’approccio operativo nel contesto del portafoglio complessivo dell’investitore e considerare anche l’esposizione totale aggregata al mercato Italia (titoli di stato, azioni ecc)

  1. Ci sono porti sicuri?

Assistiamo ad un cambio geopolitico importante, dalla nascita del TTIP con Obama, che avrebbe dato forma ad una super potenza commerciale Usa-Eu per controbilanciare la Cina, ad un protezionismo ferreo che porta a chiudere i paesi in se stessi con il rischio di una potenziale guerra commerciale. In questo scenario la sicurezza nasce da un approccio attivo verso i propri risparmi, ad un controllo della corretta propensione al rischio. NON ESISTE QUINDI UN VERO PORTO SICURO MA UNA CORRETTA NAVIGAZIONE CHE CI PORTI VERSO UN PORTO BEN PROTETTO.

  1. Ha senso e quanto costa un prodotto a capitale garantito?

Usiamo molto i certificati a capitale garantito. Hanno lo stesso rischio di un bond senior ed hanno cedole legate al sottostante che tra l’altro sono idonei anche a compensare eventuali minusvalenze. È consigliabile acquistare questi prodotti sul mercato secondario in modo da non pagare gli onerosi costi di collocamento che vengono percepiti dalla propria banca.

Grazie mille Professore, cordiali saluti.